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Perugia - Morto un bimbo di 11 mesi. Il padre lo dimentica nell'auto


PERUGIA - Sarebbe stato lasciato solo in auto per circa 3 ore, dalle 9.20 alle 12.20, Jacopo, il bimbo di 11 mesi morto a Passignano sul Trasimeno, vicino Perugia. Da una prima ricostruzione degli investigatori il padre, che è un dipendente del circolo velico, doveva accompagnarlo al nido ma, proprio come è successo al genitore di Teramo, qualche giorno fa si sarebbe dimenticato. Quando si è accorto di quello che era successo il piccolo era già agonizzante. I carabinieri hanno ascoltato i testimoni per ricostruire con precisione l'accaduto. La risposta a questa versione dei fatti però ancora non c'è. S'indaga anche sull'ipotesi di un tragico incidente.

INDAGATO - Ma la vera risposta forse la potrà dare solo l'autopsia anche se la morte secondo le forze dell'ordine - scrivono in una nota - sarebbe legata a un arresto cardiocircolatorio causato «da una prolungata esposizione a raggi solari all'interno dell'autovettura del genitore. Intanto il sostituto procuratore di Perugia, Mario Formisano, ha disposto l'autopsia sul corpo di Jacopo (in programma sabato), il sequestro dell'Opel Corsa e ha iscritto nel registro degli indagati il padre del piccolo con l'ipotesi di omicidio colposo. Ovviamente si tratta di un atto dovuto. Dalle indagini condotte fino ad ora è emerso che l'uomo venerdì mattina ha lasciato casa per accompagnare la moglie al lavoro quando il bambino era già nella vettura. Si è quindi recato al club velico del Trasimeno dove solo in tarda mattinata si è ricordato del bambino nell'auto.

LA MAMMA - La madre del piccolo, sotto choc, è una psicologa di origini albanesi ma da molti anni residente in Italia. Secondo quanto si è appreso in ambienti sanitari, il piccolo è stato soccorso alle 12.20 dopo essere rimasto nell'auto sotto il sole. La temperatura nel perugino ha sfiorato i 30 gradi. Inutili i soccorsi prestati sul posto dal personale del 118. I genitori sono stati portati all'ospedale di Perugia. A soccorrerli è stato l'equipaggio del 118. Sono stati quindi assistiti al pronto soccorso del Santa Maria della Misericordia dal quale hanno poi raggiunto la camera mortuaria dello stesso ospedale dove è stato portato il bambino.

IL CLUB VELICO - L'auto nella quale si trovava il piccolo, una Opel Corsa verde, era ferma all'interno del parcheggio del club velico di Passignano. Il padre del bimbo, S. R. 41 anni, è una sorta di factotum del Club velico Trasimeno. Lavorava al club come marinaio ma curava anche la sede ed altre attività presso la struttura. La madre è una psicologa albanese ben inserita nella comunità locale. I due si sono sposati da poco. La donna quando è stata informata della tragedia al telefono dal marito è svenuta. A dare l'allarme al 118 sarebbe stato un parente del piccolo che si trovava a passare di lì ma nella loro nota ufficiale i carabinieri scrivono sia stato il padre stesso.

LA COPPIA - Secondo quanto si è appreso, il 41enne, originario di Passignano, era emigrato in passato in Svizzera, per poi fare ritorno nel piccolo comune sul lago Trasimeno, dove si è sposato con E. da cui ha avuto Jacopo, unico loro figlio. La coppia stava ristrutturando la casa dei genitori di lui. «Sono sconvolto, mi sento impotente davanti a questo dramma», ha detto commosso il presidente del Club velico Aurelio Focignanò, aggiungendo che il padre del bambino è una sorta di factotum del Club dove faceva il marinaio e curava la sede. «I soci lo adorano - ha proseguito Forcignanò - per la sua serietà e la sua disponibilità». S. ed E. vengono descritti come una coppia molto unita e «il loro unico figlio - ha detto Forcignanò - era il loro faro». Sembra che il padre, che lavorava dal martedì alla domenica e si gestiva gli orari dalle 9.30 alle 12.30, portasse a volte con sè al Club il bambino, che frequentava un asilo nido.

Fonte: Corriere della Sera

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