l'idea - Remmy | Car Baby Alert
Remmy | Car Baby Alert
il primo segnala bebè che dà voce al tuo bambino in auto

l'idea


Storia di un'idea semplice, dal fine grande!

Carlo ha 26 anni, è un web-master, e ha un bambino di 17 mesi, Davide.
Michele ha 46 anni, è un consulente aziendale e ha una bambina di 8 anni, Matilde.

Carlo e Michele sono colleghi, lavorano per una società di consulenza direzionale di Bologna

Una mattina, il 7 giugno, Carlo arriva in ufficio sconvolto e va subito da Michele: “ Hai sentito che roba? Ma come è possibile che possa succedere una cosa simile! Come ci si può dimenticare il figlio in auto .... e poi, siamo nel 2013, con tutte le tecnologie che ci sono! Basterebbe un bagaglio che si mette lì .... che è attaccato a .... e che suona quando spegni la macchina, ricordandoti che hai il bimbo a bordo”. Quasi non riesce a respirare, tra l’emozione, lo stupore e la rabbia che gli pervadono il corpo.

Michele lo ascolta silenzioso. Lo lascia sfogare e gli sorride.

Poi gli dice, serio e severo, come se fosse il fratello maggiore: ”Carlo, sei giovane, ma hai ragione. Il mondo va troppo in fretta e spesso si fanno cose in automatico, incagliati nella frenesia della vita quotidiana. Pensa a quel povero genitore; come si starà sentendo adesso ..... pensa che fardello dovrà portarsi per tutta la vita! Anche lui è una vittima del sistema.

Meditano qualche secondo e poi Michele aggiunge emozionato: “Comunque, mentre parlavi avevo i brividi. Pensa che è successa una cosa simile anche a me. Era fine maggio del 2008, allora mia figlia aveva poco piu di 3 anni. Era appena accaduta una tragedia analoga e, sentita la notizia, anche io rabbrividii e pensai praticamente le stesse cose che mi hai raccontato. Anche la soluzione tecnica che immaginai è del tutto simile a quella che mi hai descritto. In quel periodo ero preso da tanti progetti e mi ricordo che pensai: “vero, sono talmente preso che potrebbe capitarmi ... quante volte sbaglio strada ... vado da un cliente e mi ritrovo in ufficio ... vado dai suoceri e mi ritrovo sulla strada di casa ... potrebbe capitare anche a me? ...... NO! Ho sempre con me la borsa con il computer che per comodità metto dietro al mio sedile; quindi, ovunque debba andare, quando arrivo apro la portiera posteriore e .... me ne accorgerei! Lo so, è brutto da dire ma tremendamente pratico. E misi in un cassetto della mia menoria quell’idea, cosi semplice e banale, e dimenticata. E lì è rimasta fina ad ora, quando tu hai aperto quel cassetto.

Michele riflette qualche minuto, Carlo sta ancora pensando a quel povero babbo a cui è successa la tragedia.

Poi quasi contemporaneamente, i due colleghi si alzano e, ognuno con parole proprie, esclamano: “Dobbiamo farlo, adesso!” , “Deve essere semplice, di facile utilizzo!” , “Lo deve poter comperare mia suocera ed usare senza problemi!” , “Deve costare poco, essere disponibile per tutti!”.

E così Carlo e Michele definiscono gli attributi del prodotto, le caratteristiche di base che saranno le linee guida fino alla definizione precisa del progetto. E’ facile. Si conoscono solo da qualche anno, ma senza mai dirselo sanno di condividere i principi, i valori e spesso si trovano a chiacchierare di tanti temi, spesso anche extraprofessionali.

E via un fiume di idee, di soluzioni tecniche, di schemi di funzionamento. Michele chiama Pierluigi, un amico ingegnere elettronico, e senza dirgli di che si tratta (si è già pensato all’ipotesi di brevetto!) gli descrive lo schema di funzionamento del prodotto. “Bene, si, si può fare, è semplice!” risponde Pierluigi contagiato dall’entusiasmo che percepisce via telefono “Stasera dopo cena butto giù lo schema del circuito e verifico i componenti”.

Bene, l’ipnosi continua. “ ... e non si deve aver la possibilità di spegnerlo permanentemente, sennò poi magari ci si dimentica di riattivarlo!”, “ .... ci potrebbe essere un led blu che segnala la presenza del bimbo! .... si, e uno rosso che faccia capire che il dispositivo funziona. No. Rosso no. Facciamo verde, è meglio!

L’idea è nata. Carlo e Michele hanno il prodotto già li, come se fosse vero. Lo toccano, lo girano, lo aprono, lo smontano, lo sentono suonare. Cercano di valutare ogni aspetto che potrebbe creare dei falsi allarmi, dei malfunzionamenti. Ogni inghippo trova immediata soluzione.

Si dicono: “Andiamo avanti, poi valuteremo le strade da prendere: lo brevettiamo e vendiamo il brevetto, magari con una royalty sulle vendite. Oppure definiamo il business plan e vendiamo il progetto intero. Oppure troviamo un finanziatore. Vedremo”. Non è l’aspetto economico che guida Carlo e Michele, o l’idea di business in sé, che sta facendo correre le emozioni ai due colleghi. Piuttosto è l’immagine di una persona che, arrivando trafelata al lavoro, spegne la macchina e il dispositivo emette un avviso sonoro ricordandogli che il figlio è a bordo, mentre doveva lasciarlo all’asilo. Nella fretta invece si è trovato nel parcheggio dell’ufficio. E’ come se Carlo e Michele stessero guardando un film. Vedono questa persona che si gira verso i sedili posteriori e vede il bimbo, un angioletto addormentato serenamente nel suo seggiolino. Lo guarda sorridendo e gli sussurra “Cucciolo, scusami, devo pensare di piu a te". Poi guarda il semplice dispositivo che ha nell’accendisigari e pensa “Grazie, chiunque tu sia che hai inventato uno strumento simile. Grazie di cuore.” E una lacrima timidamente gli scende sulla guancia.

E questa è la storia di come è nata l’idea. Un'idea semplice, dal fine GRANDE!

Carlo e Michele

 

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